Intervento di Vaginectomia nel Cambio di Sesso da Donna a Uomo (FtM)

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La vaginectomia o colpectomia vaginale è uno degli interventi chirurgici che vengono eseguiti nel processo di riassegnazione chirurgica del sesso (SRS) da donna a uomo (FtM).

È un intervento suddiviso in due fasi:

  • Colpectomia, cioè la rimozione della mucosa vaginale
  • Colpocleisi, cioè la chiusura chirurgica con suture della vagina

La vaginectomia non è generalmente eseguita come intervento a sé, ma è normalmente eseguita in combinazione con altre procedure, quali la isteroannessiectomia, la metoidioplastica o la falloplastica.

Tipi di vaginectomie

Parlando in generale e non specificatamente dell’intervento di riassegnazione chirurgica del sesso da donna a uomo, esistono diversi tipi di vaginectomia:

  • Vaginectomia Parziale, quando solo una parte dei tessuti vaginali viene asportata. È un intervento eseguito in pazienti oncologici con tumore piccolo e localizzato, limitato alla mucosa.
  • Vaginectomia Totale, quando tutti i tessuti vaginali vengono asportati. È un intervento eseguito sia in pazienti oncologici con tumore non localizzato, sia in pazienti ginecologici affetti da procidenza o prolasso vaginale o utero-vaginale, sia nel processo di riassegnazione di genere nel quale vi sarà inoltre la chiusura dell’apertura vaginale (colpocleisi) e nel quale si conserverà parte del tessuto anteriore adiacente l’uretra per poter eseguire l’allungamento uretrale.
  • Vaginectomia Radicale, quando tutti i tessuti vaginali e paravaginali (circostanti la vagina) vengono rimossi chirurgicamente. È un intervento invasivo e radicale utilizzato nei casi di tumori estesi della vagina e in stadio più avanzato.

Motivazioni per il ricorso alla vaginectomia nella riassegnazione chirurgica del sesso (FtM)

Una delle motivazioni più ovvie e principali di ricorso alla vaginectomia nel paziente transessuale è chiaramente quella di eliminare gli organi genitali femminili in quanto non corrispondenti al genere sessuale di appartenenza dell’uomo transessuale e causa di disforia.

Un ulteriore motivo a supporto di questa pratica è che rimuovendo i tessuti vaginali viene meno la necessità di effettuare controlli ginecologici periodici e pap-test, così come vengono eliminate le secrezioni prodotte dalla mucosa vaginale. In aggiunta, la terapia ormonale sostitutiva con testosterone comporta dei cambiamenti atrofici della mucosa vaginale che possono essere causa di prurito, bruciore o altri disturbi.

Inoltre, dagli studi pubblicati pare che il ricorso alla vaginectomia contestualmente all’intervento di falloplastica permetta l’utilizzo di tessuti vestibolari della vagina vascolarizzati per l’allungamento uretrale che risulta in una minore incidenza di complicazioni post-operatorie quali fistole o stenosi uretrali che sono spesso causa di ripetuti interventi correttivi. Grazie all’uretroplastica viene garantita la possibilità di minzione in stazione eretta, altrimenti non possibile con la semplice conservazione del meato uretrale originale senza allungamento uretrale (uretroplastica).

La procedura chirurgica di vaginectomia

L’intervento di vaginectomia è una procedura chirurgica maggiore e invasiva che necessita di degenza ospedaliera.

L’intervento viene eseguito in anestesia generale e normalmente è combinato con altri interventi quali l’isteroannessiectomia o con la ricostruzione del pene tramite falloplastica o metoidioplastica.

Il paziente viene posizionato nella stessa posizione utilizzata durante il parto da una donna, per esporre la regione vaginale e perineale. Viene quindi esaminata la regione pelvica e viene inserito il catetere vescicale. Viene quindi eseguita una incisione attorno alla vagina fino a raggiungere la profondità della fascia pubocervicale. Il chirurgo quindi separa la mucosa dalle pareti laterali della vagina. L’arteria pudenda viene identificata, clampata e legata dal chirurgo. Si procede quindi alle dissezione della vagina sotto l’uretra e la vescica prestando attenzione a non danneggiare i numerosi vasi sanguigni presenti in quella regione. Si separa quindi la vescica dalle pareti vaginali, così come gli ureteri, la cervice ed il retto. A questo punto è possibile estrarre lentamente la vagina senza danneggiare le parti circostanti. Viene quindi ricostruito il pavimento pelvico per prevenire complicazioni successive quali il rettocele, cioè la protrusione del retto in regione vaginale, e il cistocele, cioè la protrusione e prolasso della vescica nella vagina. Infine, vengono posti punti di sutura per obliterare il canale vaginale e la vagina.

Indicazioni post-operatorie

Il tempo di recupero e convalescenza varia in base agli interventi eseguiti contestualmente alla vaginectomia. In linea generale la degenza ospedaliera sarà di almeno una settimana con la presenza di drenaggio post-operatorio per i primi giorni dopo l’intervento. Dopo circa due settimane il dolore percepito, e comunque controllato con farmaci analgesici nella fase acuta, sarà notevolmente ridotto e si dovrebbe essere in grado di ritornare al lavoro e alla vita di tutti i giorni, con alcune restrizioni e cautele: l’esercizio fisico, in particolare quello intenso, va evitato, così come il ciclismo, il nuoto e i rapporti sessuali.

Complicazioni e rischi della vaginectomia

La vaginectomia è un intervento di chirurgia maggiore e invasiva eseguito in regime di anestesia generale. Come tale, porta con sé dei rischi e delle possibili complicazioni, tra le quali vi sono il sanguinamento durante e/o dopo l’intervento chirurgico, l’infezione localizzata o la setticemia (sepsi), la formazione di una fistola urinaria, la comparsa di disfunzioni rettali quali la costipazione, la trombosi venosa profonda (TVP), dolore, febbre e danni alle vie urinarie inferiori.

Prerequisiti per la vaginectomia nel cambio di sesso da donna a uomo (FtM)

Come definite negli WPATH (The World Professional Association for Transgender Health) Standards of Care settima edizione, per l’accesso a questo tipo di intervento nel percorso di riassegnazione chirurgica del sesso da donna a uomo (FtM) si richiede che:

  • il paziente abbia una diagnosi di disforia di genere persistente e ben documentata
  • il paziente abbia una intatta capacità di intendere e volere, di prendere una decisione consapevole e di dare il consenso al trattamento
  • il paziente abbia compiuto la maggiore età nel paese di riferimento
  • il paziente non presenti patologie mentali o fisiche che precludano l’intervento chirurgico
  • il paziente stia assumendo da almeno 12 mesi consecutivi la terapia ormonale sostitutiva con testosterone

Questi criteri non sono applicati nei pazienti che si sottopongono a questa procedura chirurgica per motivi e indicazioni diverse dalla disforia di genere.


Fonti
  • Principles of Transgender Medicine and Surgery – 2nd edition
    Ettner R, Monstrey S, Coleman E – Routledge 2016
  • Transgender Medicine – A multidisciplinary Approach
    Poretsky L, Hembree WC – Springer 2019
  • Phalloplasty with Urethral Lengthening: Addition of a Vascularized Bulbospongiosus Flap from Vaginectomy Reduces Postoperative Urethral Complications
    Massie JP, Morrison SD, Wilson SC, Crane CN, Chen ML – Plastic & Reconstructive Surgery Journal, Ott 2017
  • The World Professional Association for Transgender Health Standards of Care 7th Ed.
  • Sex Reassignment Surgery in the Female-to-Male Transsexual
    SJ Monstrey, P Ceulemans, P Hoebeke – Seminars in Plastic Surgery Journal, Ago 2011
  • Outcome and Risk Factors for Vaginectomy in Female-to-Male Transsexuals
    M Spilotros, DJ Ralph, N Christopher – Institute of Urology (London) – World Meeting on Sexual Medicine 2013

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